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A real pain è un film facile su delle cose difficili — La recensione

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Dopo un’eccellente accoglienza di pubblico e critica nel circuito internazionale (che gli è valsa anche una valanga di premi, fra cui due Golden Globes e due candidature agli Oscar), dal 27 febbraio arriva nelle sale italiane A real pain, secondo film scritto e diretto (oltre che interpretato) da Jessie Eisenberg e prodotto da S Emma Stone, in parte ispirato alla sua esperienza e alle sue radici.
Varrà l’hype o è soltanto un abbaglio?

A real pain: verso radici dolorose

David e Benji, due cugini un tempo molto legati, si rivedono dopo tanto tempo per un viaggio alla scoperta delle proprie radici. La nonna, defunta di recente, ha infatti lasciato loro una somma per fare un tour della sua nativa Polonia, in una serie di luoghi cruciali per la cultura ebraica.
I due non potrebbero essere più diversi: David è serio e nevrotico, con una famiglia, una carriera nel marketing e una collezione di pillole per tenere a bada le proprie idiosincrasie. Benji invece è caotico e spontaneo, mosso da un genuino interesse per le persone ma con una propensione ai colpi di testa. In questo viaggio che la guida James definisce un tour sul dolore, i cugini si troveranno a rinegoziare la propria relazione e fare i conti con una serie di manifestazioni del dolore: piccole e grandi, pubbliche e private, universali e strettamente personali.

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Piccolo e immacolato

Senza fare giri di parole, A real pain è facile da amare: girato con soli 3 milioni di dollari, è un film piccolo nel senso migliore del termine. È breve, contenuto e focalizzato con grande intensità sul toccare delle corde a cui è difficile dare un nome, ma che risuonano in tutti. Più di tutto, guarda in faccia temi molto difficili pur rimanendo un film piacevole, per nulla pesante e che non fa uscire lo spettatore con il magone.

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A real pain e la sua umanità spellata

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Molto si sta parlando della performance di Kieran Culkin, sul web e nelle commissioni degli awards, e a ragione: il suo Benji è un personaggio nudo, in cui tutta la muscolatura emotiva che manda avanti lo strano processo culturale dell’esperienza umana è scorticato ed esposto allo spettatore, e allo stesso tempo rimane vitale e naturale. Rimane il fatto che secondo me la vera star di A real pain è Jesse Eisenberg, che ci regala una performance un po’ meno sopra le righe ma altrettanto sfaccettata, in equilibrio perfetto fra il reprimere e il lasciar trasparire abbastanza dallo smascherare il processo. E tutto questo, senza iniziare a contare il fatto che ha scritto e stesse dirigendo il tutto. 

Il cast 

Jessie Eisenberg è David, il più meticoloso e all’apparenza convenzionale dei cugini Kaplan, mentre Kieran Culkin è Benji: sensibile, spontaneo e senza filtri. Will Sharpe è James, la mite e colta guida inglese del gruppo, mentre il cast vede anche Jennifer Gray e Kurt Egiyawan nei ruoli di Marcia ed Eloge, una donna divorziata e un sopravvissuto del genocidio in Rwanda che partecipano al tour.

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La recensione

A real pain è facile da amare: un film breve, contenuto, in cui la muscolatura emotiva che manda avanti l’esperienza umana è messa a nudo senza lasciarci col magone.

Voto:

9/10
9/10
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