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The last showgirl è il film delle nuove primavere — La recensione

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Gia Coppola torna al cinema con un terzo lungometraggio indipendente: The Last Showgirl, scritto da Kate Gersten sulla base di un’opera teatrale della stessa Gersten. Dopo un’acclamata permanenza nei cinema americani alla fine dell’anno scorso, il The Last Showgirl finalmente arriva nelle nostre sale il 3 aprile 2025, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film.

The last showgirl: nostalgia e lustrini

Las Vegas è una città fuori dal tempo, dove resistono vizi, sogni e deliri scomparsi nel resto del mondo; fra questi relitti anche gli spettacoli scintillanti, massimalisti e osé delle showgirls nei teatri di rivista sulla Strip. Shelly non conosce altro, e francamente non le interessa: ha ballato per il prestigioso Le Razzle Dazzle per più di trent’anni, e ne è ancora innamorata come il primo giorno. Quando però viene annunciato che lo spettacolo chiuderà la sua tenure in due settimane, Shelly si trova a dover fare i conti non solo col futuro, capendo di cosa fare di se stessa ora che ha quasi sessant’anni, ma anche con il passato e con tutto quello che ha sacrificato per vivere nella luce fulgida e gelida della ribalta. 

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Un ultimo ballo

Voi a cosa fareste per inseguire un sogno?” è una di quelle domande che  Hollywood ci pone più spesso, mettendoci davanti a storie di personaggi che seguono il proprio cuore contro tutto e contro tutti. Molto meno spesso ci fa vedere invece il dopo, quello che c’è dopo la salita e, perché no, anche una volta che il sogno è realizzato. Perché ogni sogno è raggiunto diventa solo parte del quotidiano, e dal giorno dopo tocca continuare a vivere.

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Primavere in settembre

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L’aspetto più interessante di The Last Showgirl però si trova nello spazio fra quello che il film ci racconta e quello che è. Perché, certo, stiamo guardando un dramma indie interessante e dalla texture visiva ipnotica e crepuscolare, il che è tutt’altro che irrilevante (abbiamo dopotutto coperto di lodi Anora). Però è vero anche che quello che rimane del film, più di tutto, sono le performances di Pamela Anderson e Dave Bautista — entrambi nel mondo dello spettacolo da due o tre decenni, entrambi noti per performance più fisiche che drammatiche. Entrambi che, alle soglie dei sessanta, sembrano entrati a sorpresa nella fase più ricca e interessante della propria carriera, piene di scelte azzeccate e coraggiose. Mai credere a chi dice che la vita finisce a trent’anni: non si sa mai davvero quando arrivi la primavera.

Il cast

Pamela Anderson è Shelly, l’ultima vera showgirl, ancora innamorata degli spettacoli, delle luci e della città. Dave Bautista è Eddie, il produttore di Le Razzle Dazzle con un non meglio definito passato con la ballerina, mentre Jamie Lee Curtis è Annette, ex showgirl e migliore amica di Shelly. Brenda Song e Kiernan Shipka sono rispettivamente Mary-Anne e Jodie, due giovani ballerine che Shelly ha preso sotto la propria ala e che la vedono come una figura materna, mentre Billie Lourd è Hannah, figlia naturale di Shelly con la quale però il rapporto è quasi inesistente.

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La recensione

The Last Showgirl è un dramma indie interessante e dalla texture visiva ipnotica e crepuscolare che ci racconta cosa c’è dall’altra parte dei sogni, retto in quota parte dalle performances di Pamela Anderson e Dave Bautista, entrambi mai affascinanti e profondi come ora.

Voto:

8/10
8/10
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